Stabilimento Max Market

Trezzano sul Naviglio (MI) – 1969

Architettura: Giorgio Pugliese
Strutture: Aldo Favini
Impresa: Coop. Lavoranti e Muratori, Milano
Prefabbricati: ASTORI S.p.A., Milano
Committente: MAX MARKET S.p.A.

Capannone di 83,30 m totali in quattro campate da 17,55 m x 122,85 m ed in sette campate da 17,55 m con sbalzi laterali di 7,50 e 5 m, realizzato in elementi prefabbricati e tamponamenti in mattoni.

Schema statico
Elementi di copertura a volta sottile in c.a. precompresso con ala di irrigidimento appoggiati alla struttura di travi e pilastri.

«… La particolarità della struttura consiste nell’aver adottato per la sequenza delle travi un sistema staticamente determinato costituito da travi che, a meno di uno sbalzo, sostengono la trave successiva come è indicato nella figura. Le travi impiegate nella copertura risultano di tre tipi, ed esattamente:
– tipo A della lunghezza di 25,05 m con due sbalzi, uno di 2,50 m e l’altro di 5 m (multipli della larghezza del coppone che è di 2,50 m) e un tratto centrale di 17,55 metri;
– tipo B quella intermedia (è il tipo che si ripete il maggior numero di volte) della lunghezza di 17,55 m di cui 2,50 m di sbalzo;
– tipo C d’estremità terminale della lunghezza di metri 22,50 di cui 7,50 m di sbalzo.
Il collegamento fra le travi e i pilastri è ottenuto per mezzo di un robusto pluviale di acciaio incorporato nel pilastro stesso e che attraversa tutta la trave. Successivamente però si è adottata un’altra soluzione, e cioè collegare il pilastro alla trave tramite quattro tiranti d’acciaio, disporre i cavi sempre sull’asse della trave uno sull’altro sopra una stessa verticale biforcando il pluviale in corrispondenza dei pilastri, e non fasciando con i cavi il pluviale stesso. In questo modo si è ridotto l’attrito dei cavi perché planimetricamente essi vengono a trovarsi sopra un piano assiale verticale e il collegamento trave-pilastro è risultato più rigido.
Il vantaggio della rigidità della trave al pilastro si è dimostrato molto efficace durante il montaggio dei copponi di copertura, in quanto il carico sulla trave era sempre dissimmetrico: infatti la autogru, che procedeva per campate, retrocedeva man mano che la copertura avanzava sempre nella stessa campata, e non riusciva a coprire quella adiacente se prima non aveva terminato quella occupata. In tal modo anche le travi centrali venivano caricate, sia pure provvisoriamente, in maniera dissimmetrica…».

Da “L’industria italiana del cemento”, 1970.

Pubblicazioni
• Copertura in c.a.p. per un fabbricato industriale a Trezzano sul Naviglio, in “L’industria italiana del cemento”, n. 9, 1970;
• Nuove forme in cemento armato precompresso, in “Domus”, n. 474, 1969.

  • Anno
    1969
  • Architetto
    Giorgio Pugliese

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